Quanti muri nel mondo, ma uno solo è della vergogna

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The data show that fences don’t keep migrants out — they just keep them from going home.


Quanti muri nel mondo, ma uno solo è della vergogna Commento Moment Research & Consultancy 

E’ di questi giorni la notizia che l’Ungheria ha progettato la costruzione di un muro alto 4 metri e lungo 175 km per evitare che profughi, rifugiati, migranti in fuga dall’est e dal sud del mondo entrino nel paese. Il mondo occidentale è ormai diviso da chilometri di cemento, filo spinato, per salvaguardare territori, per impedire le invasioni di popolazioni affamate o in pericolo a causa delle guerre che insanguinano tutto il Medio Oriente e l’Africa del nord.

Vediamo un pò, amici, è una mia curiosità, una voglia di capire perchè, quando sento parlare o leggo di questi muri, alcuni nuovi, altri di vecchia data, non noto sdegno nella voce dei giornalisti, dei conduttori di dirette tv, nessun tipo di critica, solo giustificazioni, accettate come giuste, da parte della gente comune perchè “ non hanno posto dove sistemare i profughi…sono sporchi…portano malattie…rubano…bisogna anche mantenerli…” e un sacco e una sporta di buone scuse per sentire la necessità di “proteggersi”. Proteggersi dalla scabbia o dal brutto spettacolo che danno questi disgraziati pieni di miseria umana, mica per proteggersi da morte sicura per terrorismo. Però va bene, contro la scabbia i muri vanno benone.

Più avanti vedremo quando invece sono una vergogna. Allora, la Spagna costruisce una tripla barriera di separazione a Ceuta per impedire a chi scappa attraverso il Marocco di entrare in Europa. Una barriera altissima costantemente vigilata e se qualche essere umano riesce ad arrampicarsi e a saltare giù dall’altra parte, se sopravvive, viene acciuffato e rimandato indietro. “Sei metri di filo spinato separano l’Africa dall’Europa. Da oltre mezzo millennio, Ceuta e Melilla sono infatti due enclave spagnole in territorio marocchino, la prima in posizione strategica affacciata sullo Stretto di Gibilterra e l’altra sulla costa orientale del Marocco. Per le migliaia di persone in fuga da guerre, fame e miseria che affliggono il continente africano, le due città costituiscono la tanto agognata porta africana per entrare in Europa. Proprio per bloccare i flussi di immigrazione clandestina, alla fine degli anni ’90 le barriere già esistenti sono state sostituite con una doppia recinzione elettrificata di filo spinato che abbraccia ciascuna città separandola di fatto dal resto del Marocco. Lungo 8 chilometri a Ceuta e 12 a Melilla, con due file separate di reticolato all’interno delle quali corre una strada pattugliata giorno e notte e vigilata da speciali sensori elettronici e telecamere a infrarossi, il muro metallico è alto più di 3 metri, ma sono in corso lavori per innalzarlo ulteriormente raggiungendo i 6 metri di altezza.” http://www.panorama.it/news/marco-ventura-profeta-di-ventura/non-solo-berlino-ecco-tutti-i-muri-del-mondo/ http://www.focus.it/cultura/storia/tutti-i-muri-che-dividono-il-mondo

In Marocco c’è una cintura di sicurezza lunga 2700 km, nel Sahara. In Irlanda i muri non si contano poichè, a Belfast, separano addirittura quartieri di cattolici da quelli dei protestanti. http://berlinocacioepepemagazine.com/reportage-muro-di-belfast-4566/ La Peace Lines di Belfast viene aperta in alcune ore del giorno ed è sempre controllata da check point. La sera tutti i passaggi vengono chiusi e chi non riesce a tornare dalla “sua” parte della città può passare seri guai.

Ne avete mai sentito parlare, amici? Qualche buonista  si è mai scandalizzato per quello che succede in piena Europa, nel civilissimo nord dell’Europa? Avete mai visto un Agnoletto di turno andare a Belfast a manifestare contro “quei” muri della vergogna? Ad oggi nella capitale irlandese esistono ancora 88 strutture permanenti di divisione tra irlandesi e irlandesi. Ne ha mai parlato la Morgantini? A qualcuno fanno pena i bambini di Belfast che hanno paura di giocare per la strada perchè se si avvicinano alla barriera chissà cosa potrrebbe succedere?

E Cipro? Cosa possiamo dire di Cipro? Nel 1974 è stata divisa in due a causa dell’invasione turca….parlo del 1974, non di 500 anni fa, si è mai sentito di qualche bravo pacifista andato a sventolare i suoi cartelli contro l’occupazione davanti al naso dei turchi invasori? Bene, Cipro ha un muro di 180 km che la divide da est a ovest. Ma non solo Cipro è divisa a causa del contenzioso tra Grecia e Turchia, ci sono barriere di filo spinato che separano i due paesi ed è in costruzione una nuova barriera molto più moderna voluta da Atene , una vera e propria barriera anti immigranti sul confine greco turco per impedire il passaggio a ondate di clandestini: 150 km di lunghezza rinforzati da un fossato lungo 120 km, largo 30 metri e profondo 7, pieno d’acqua. Esattamente la stessa cosa ha fatto l’Egitto per impedire ai palestinesi di Gaza di entrare nel paese, un bel muro alto, col filo spinato e un fossato pieno d’acqua. Ci saranno anche i coccodrilli? Non si sa, notizia non pervenuta.

Bravi no? Pare di si visto che mai nessuno è andato a protestare in Grecia, in Turchia, in Egitto, in Kenya mai nessuno si è fatto vivo a Cipro se non per andare a fare il bagno in mare. Bravissimi, perbacco! In Europa è stato abbattuto il Muro di Berlino ma ne sono rimasti tanti altri, più o meno alti, più o meno controllati ma tutti per dividere la gente o per impedire ai migranti di entrare. Non discuto se questo sia giusto o sbagliato perchè non è l’argomento di questo articolo, voglio , tento, provo a far capire a chi legge che la brava Europa, sempre pronta a condannare Israele, è piena di muri e barriere e mai nessuno è andato a protestare sotto di essi, nè mai il Papa si è soffermato a dire una preghiera come fece a Betlemme davanti al muro che impedisce ai terroristi di entare a far stragi in Israele!

Ma andiamo avanti. In Corea c’è un muro che divide la Corea del Nord dalla Corea del Sud, si chiama Barriera del 38 parallelo, è lunga due km, disseminata da mine, 1000 posti di guardia e soldati con armamenti anche nucleari oltre che convenzionali. Certo, per i nostri pacifisti andare a protestare là potrebbe essere pericoloso, ne dobbiamo convenire! Meglio andare a rompere le scatole a Israele, almeno non si rischia di beccarsi una pallottola in mezzo alla fronte, al peggio si viene caricati su un aereo per tornare a casa.

I paesi arabi sono costellati di muri, l’ Arabia Saudita divisa dallo Yemen, Siria divisa da muri anche al suo interno, come in Irlanda, ma ormai tutto è distrutto in quel paese, persino le barriere di divisione. Poi abbiamo il muro marocchino, il muro tra India e Pakistan, tra India e Bangladesh, pare che i muri e le barriere nel mondo superino la cinquantina. E veniamo al muro tra USA e Messico: 3169 km tra l’Oceano pacifico e il Golfo del Messico , una parte si estende addirittura in mare, per impedire a messicani e sudamericani di entrare negli Stati Uniti. Poi abbiamo i muri antichi, quelli che ormai fanno parte della storia e che la gente va a guardare con ammirazione, come la Grande Muraglia cinese lunga 6000 km o le Mura leonine che dividono Roma dalla Città del Vaticano.

Vi siete già chiesti cosa ho voluto dimostrare con questo articolo? E’ semplice, elementare: 45/ 50 muri nel mondo per i quali non solo non si protesta ma nemmeno ci si turba, 45/50 muri, barriere, separazioni che spesso dividono villaggi, città, impedendo in molti casi persino di vedere il cielo come accade in certi quartieri di Belfast. Nessuno al mondo dice mezza parola. Molti muri esistono da decenni ma nessuno se n’è mai accorto e, se si, tutto normale, giusto, indifferente.

Infine cosa succede? Cosa sveglia di colpo le coscienze assopite, anzi dormienti un sonno profondo, del mondo intero? Ehhh, amici, succede che Israele venga colpito dal più spaventoso periodo di terrorismo mai esistito in nessun paese del mondo. Correva l’anno 2000 quando Arafat, scateno’ 5 anni di vero e proprio terrore in territorio israeliano: centinaia di attentati , migliaia di morti tra i civili, quasi esclusivamente tra i civili. Ogni giorno saltavano autobus, cinema, teatri, pizzerie, ristoranti, ogni giorno decine di kamikaze venivano sguinzagliati in cerca di ebrei da ammazzare e farsi saltare nel mucchio. Questo inferno durò fino al 2005 quando Israele decise di salvarsi e iniziò a costruire una barriera di separazione dai territori da cui partivano i terroristi. 700 km di barriera, di cui solo 7 di cemento, non continuativa, solo nelle zone più pericolose dove esistono ancora oggi vere e proprie enclavi di terroristi.

La barriera è la salvezza di Israele dal momento che gli attentati sono diminuiti del 90% e oggi uno può andare a bere un caffe senza la paura di morire ammazzato. Forse qualcuno nel mondo avrebbe dovuto tirare un sospiro di sollievo, forse qualcuno avrebbe dovuto dire “beh, almeno non si vedranno più corpi di ebrei maciullati nei caffè, nei supermercati, sugli autobus fumanti, almeno i bambini potranno salire sugli scuolabus con tranquillità, sicuri di tornare a casa vivi”. Invece NO! La condanna è stata cosmica! Tutto il mondo, quel mondo cane pieno di barriere e di muri, si è sollevato all’unanimità contro Israele urlando al “Muro della vergogna, muro dell’apartheid, muro della separazione razziale” In migliaia sono venuti a manifestare il loro odio contro Israele, siamo stati diffamati, insultati, minacciati in tutto il mondo. Manifestazioni contro il “muro della vergogna” sono state fatte in ogni città europea, manifestazioni violente “Israele a morte, Free palestine, Sionismo= nazismo, Ebrei al gas…” e chi più ne ha più ne metta!

Dunque vediamo di trovare la morale come nelle favole, anche in quelle più spaventose: I muri vanno bene purchè non siano fatti per difendere gli ebrei. Le guerre vanno bene, i morti , le centinaia di migliaia di morti che l’Islam fa in Medio Oriente vanno bene, chissenefrega, non è stata fatta nessuna manifestazione contro la guerra in Siria, contro l’Isis, contro i massacri di cristiani, contro i massacri in Africa da parte della bande del terrore islamiche. Niente! Qualche titolo sui giornali, qualche parola ai telegiornali, il Vaticano tace se non per dire qualche retorica frase contro la guerra in genere, qualche talk show dove si tenta di giustificare e difendere l’islam e il suo messaggio di morte. Tutto qui.

L’indignazione è sempre per Israele, solo per Israele. Sono più di 10 anni che ci insultano per la barriera di sicurezza, sono anni che bruciano le  bandiere perchè noi vogliamo vivere. Questa è la morale della favola, amici : tutti hanno il diritto di difendersi, anche se solo da invasioni pacifiche pur se scomode, anche se solo dalla varicella , tutti hanno il diritto di costruire muri e barriere ma….. Israele NO! Israele, per salvarsi letteralmente la vita, NO!

Approfitto per darvi l’ultima notizia che non c’entra con i muri, se non quelli mentali, ma c’entra molto con l’odio: sta arrivando un altra Flotilla , si chiama Marianne, è un peschereccio partito dalla Svezia, ha già toccato Messina e Palermo dove, con una conferenza stampa, verrà annunciato il giorno della partenza per Gaza intenzionati a rompere il blocco navale imposto da Israele. Naturalmente portano cose inutili visto che a Gaza non manca niente se non la democrazia e la libertà per i palestinesi che vivono sotto il giogo di una delle peggiori dittature, quella di Hamas. Il Medio Oriente affoga nel sangue, mezza Africa si sta riversando in Europa, Isis sta conquistando sempre più territorio a suon di teste mozzate, l’Arabia Saudita bombarda lo Yemen, la Siria è scomparsa, la Libia non esiste più ma i nostri bravi pacifisti, in un parossismo di odio isterico, vanno ancora una volta contro Israele. http://www.freedomflotilla.it/2015/06/14/marianne-arriva-a-palermo/

Che dire? Il virus dell’odio antisemita che ammorba i pacifinti e i loro ammiratori si fa di giorno in giorno più ripugnante, immorale, laido e stomachevole.


imageMigranti, il Papa a Trump: “Chi vuole solo muri non è cristiano”

Donald Trump’s Mexican Border Wall Is a Moronic Idea
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Nella giornata che si è conclusa con la messa e la preghiera silenziosa davanti al confine con gli Stati Uniti sul quale migliaia di migranti provenienti dal Messico e dal Sudamerica hanno trovato la morte, Papa Francesco dialogando con i giornalisti ha risposto a una domanda sulle ultime dichiarazioni di Donald Trump. E pur concedendo al controverso politico repubblicano il beneficio del dubbio, Francesco ha detto papale papale che non può essere cristiano chi pensa solo a costruire muri invece di gettare ponti. Parole riferite alla situazione americana, ma applicabili anche a chi in Europa evoca o già costruisce muri e barriere per bloccare i migranti. Francesco per 45 minuti ha risposto a tutte le domande dei cronisti che viaggiavano con lui. Ecco la trascrizione dell’intervista.

Santo Padre, in Messico ci sono migliaia di persone scomparse, e il caso dei 43 studenti di Ayotzinapa è emblematico. Vorrei chiedere: perché non ha ricevuto i loro familiari?

«Nei miei messaggi ho fatto continui riferimenti agli assassinati, alle morti e alla vita comprata da tutte queste bande di narcotrafficanti e di trafficanti di persone, dunque di questo problema ho parlato, ho parlato delle piaghe che sta soffrendo il Messico. C’erano molti gruppi, anche contrapposti tra loro, con lotte interne, che volevano essere ricevuti e allora ho preferito dire che alla messa di Ciudad Juarez li avrei visti tutti, o se preferivano in una delle altre messe, che c’era questa disponibilità. Era praticamente impossibile ricevere tutti questi gruppi, che d’altra parte si affrontavano tra di loro, in una situazione difficile da comprendere per me che sono straniero. Ma credo che sia la società messicana a essere vittima di tutto questo, dei crimini, dello scarto delle persone: è un dolore tanto grande, questo popolo non si merita un dolore così».

Il tema della pedofilia, come ben sa il Messico, ha radici molto dolorose. Il caso di padre Maciel ha lasciato eredità pesanti, soprattutto con le vittime. Le vittime si sentono non protette. Che pensa di questo tema? Ha pensato di riunirsi con le vittime? E quando i sacerdoti vengono coinvolti in casi di questo tipo ciò che si fa è di cambiare loro parrocchia, niente di più…

«Innanzitutto, un vescovo che cambia di parrocchia un prete che ha commesso abusi sui minori è un incosciente, è meglio che rinunci. Chiaro! Nel caso Maciel bisogna fare un omaggio a colui che ha si è opposto a tutto questo, Ratzinger, il cardinale Ratzinger, un uomo che ha presentato tutta la documentazione sul caso Maciel e come Prefetto ha fatto l’indagine, ha raccolto tutta la documentazione e poi non ha potuto andare oltre nella sua messa in pratica. Ma se vi ricordate, dieci giorni prima della morte di san Giovanni Paolo II, durante la Via Crucis, Ratzinger disse a tutta la Chiesa che bisognava pulire la sporcizia della Chiesa. E nella messa “Pro eligendo Pontifice” pur sapendo che era candidato – ma non tonto – non gli è importato di fare operazioni di maquillage sulla sua posizione, disse esattamente lo stesso. Oggi stiamo lavorando abbastanza, con il cardinale Segretario di Stato e con il C9. Ho deciso di nominare un altro segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede perché si occupi solo di questi casi. Si è costituito un tribunale d’appello presieduto da monsignor Scicluna. I casi continuano. Poi c’è la commissione per la tutela dei minori, che si occupa di protezione: mi sono riunito una mattina intera con i sei membri, già vittime di abusi. E a Philadelphia mi sono incontrato con le vittime. Rendo grazie a Dio perché questa pentola è stata scoperchiata, bisogna continuare scoperchiandola ancora. Gli abusi sono una mostruosità, perché un sacerdote è consacrato per portare un bimbo a Dio e invece se lo “mangia” e con un sacrificio diabolico lo distrugge».

Lei ha parlato molto dei problemi degli immigrati, dall’altra parte della frontiera, negli Usa c’è una campagna abbastanza dura su questo. Il candidato repubblicano Donald Trump ha detto in un’intervista che lei è un “uomo politico” e una “pedina” del governo messicano per le politiche migratorie. Trump ha detto di voler costruire 2.500 chilometri di muro e di voler deportare 11 milioni di immigrati illegali. Che cosa pensa? Un cattolico americano può votarlo?

«Grazie a Dio ha detto che io sono politico, perché Aristotele definisce la persona umana come “animale politico”, e questo significa che almeno io sono una persona umana. Io una pedina? Mah, lo lascio al vostro giudizio e al giudizio della gente. Una persona che pensa solo a fare muri e non ponti, non è cristiana. Questo non è nel Vangelo. Votarlo o non votarlo? Non mi immischio, soltanto dico che quest’uomo non è cristiano, se veramente ha parlato così e ha detto quelle cose».

L’incontro con Kirill e la firma della dichiarazione comune ha provocato reazioni dei greco cattolici dell’Ucraina: hanno detto di sentirsi traditi e parlano di un documento politico, di appoggio alla politica russa. Lei pensa di andare a Mosca o a Creta per il sinodo pan-ortodosso?

«Io sarò presente, spiritualmente, a Creta con un messaggio. Mi piacerebbe andarci ma bisogna rispettare il sinodo. Ci saranno degli osservatori cattolici e dietro di loro ci sarò io, pregando con i migliori auguri che gli ortodossi possano andare avanti. I loro vescovi sono vescovi come noi. Con Kirill, mio fratello, ci siamo abbracciati e baciati e poi abbiamo avuto un colloquio di due ore, dove abbiamo parlato come fratelli sinceramente: nessuno sa di che cosa abbiamo parlato. Sulla dichiarazione degli ucraini: quando l’ho letta, mi sono un po’ preoccupato perché l’ha fatta l’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyc degli Ucraini Sviatoslav Schevchuk. È lui che ha detto che il popolo si sente profondamente deluso e tradito. Io conosco bene Sviatoslav, a Buenos Aires per quattro anni abbiamo lavorato insieme. Quando, a 42 anni è stato eletto arcivescovo maggiore, è venuto a salutarmi e mi ha regalato un’icona della Madonna della tenerezza dicendo: mi ha accompagnato tutta la vita, voglio lasciarla a te che mi hai accompagnato in questi quattro anni. Io ce l’ho a Roma, tra le poche cose che ho portato da Buenos Aires. Ho rispetto per lui, ci diamo del tu, mi è sembrata un po’ strana la sua dichiarazione. Ma per capire una notizia o una dichiarazione bisogna cercare l’ermeneutica complessiva. Ora quella dichiarazione di Schevchuk è nell’ultimo paragrafo di una lunga intervista. Lui si dichiara figlio della Chiesa, in comunione col vescovo di Roma, parla del Papa e della sua vicinanza col il Papa. Sulla parte dogmatica, nessuna difficoltà, è ortodossa nel buon senso della parola, cioè è dottrina cattolica. Poi ognuno ha il diritto di esprimere le sue opinioni, sono sue idee personali. Tutto quello che ha detto è sul documento, non sull’incontro con Kirill. Il documento è discutibile, e anche c’è da aggiungere che l’Ucraina è in un momento di guerra, di sofferenza: tante volte ho manifestato la mia vicinanza al popolo ucraino. Si capisce che un popolo in quella situazione senta questo, il documento è opinabile su questa questione dell’Ucraina, ma in quella parte della dichiarazione si chiede di fermare questa guerra, che si facciano degli accordi. Io personalmente ho auspicato che gli accordi di Minsk vadano avanti e che non si cancelli col gomito quello che hanno scritto con le mani. Ho ricevuto ambedue i presidenti e per questo quando Schevchuk dice che ha sentito questo dal suo popolo, io lo capisco. Non bisogna spaventarsi per quella frase. Una notizia la si deve interpretare con l’ermeneutica del tutto, non della parte».

Il patriarca Kirill l’ha invitata a Mosca?

«Il patriarca Kirill mi ha invitato? Io preferisco fermarmi solo a quello che abbiamo detto in pubblico. Il colloquio privato è privato ma posso dirle che io sono uscito felice, e anche lui lo era».

Lei in questi giorni ha parlato di famiglia: in Italia si dibatte sulle unioni civili. Che cosa pensa delle adozioni e in particolare dei diritti dei figli?

«Prima di tutto io non so come stanno le cose nel Parlamento italiano, il Papa non s’immischia nella politica italiana. Nella prima riunione che ho avuto con i vescovi nel maggio 2013 ho detto loro: col Governo italiano arrangiatevi voi. Il Papa non si mette nella politica concreta di un Paese. L’Italia non è il primo paese che fa questa esperienza. Quanto al mio pensiero, io penso quello che la Chiesa sempre ha detto su questo tema».

Da qualche settimana c’è molta preoccupazione per il virus Zika, con il rischio per le donne in gravidanza. Alcune autorità hanno proposto l’aborto e la contraccezione per evitare le gravidanze. La Chiesa può prendere in considerazione in questo caso il male minore?

«L’aborto non è un male minore, è un crimine, è far fuori, è quello che fa la mafia. Per quanto riguarda il male minore, quello di evitare la gravidanza, si tratta di un conflitto fra il quinto e il sesto comandamento. Il grande Paolo VI, in Africa aveva permesso alle suore di usar gli anticoncezionali in una situazione difficile. Ma non bisogna confondere l’evitare la gravidanza con l’aborto, che non è un problema teologico, ma è un problema umano, medico, si uccide una persona, contro il giuramento di Ippocrate. Si assassina una persona per salvarne un’altra, nel migliore dei casi. È un male umano, come ogni uccisione. Invece evitare una gravidanza non è un male assoluto, e in certi casi, come in quello che ho citato del beato Paolo VI, questo è chiaro. Io esorterei i medici perché facciano di tutto per trovare i vaccini contro queste zanzare che portano questo male».

Lei riceverà il premio Carlo Magno, tra i più prestigiosi della Comunità europea. Anche Giovanni Paolo II teneva molto a questo premio e all’unità dell’Europa che sembra stia andando un po’ in pezzi. Lei ha una parola per noi europei che viviamo questa crisi?

«Per quanto riguarda il premio: io avevo l’idea di non accettare onorificenze o dottorati, non per umiltà, ma perché non mi piacciono queste cose. Però in questo caso sono stato convinto dalla santa e teologica testardaggine del cardinale Kasper che è stato scelto per convincermi. Ho detto sì, ma a riceverlo in Vaticano e lo offro per l’Europa: che sia un premio perché l’Europa possa fare quello che io ho indicato a Strasburgo, per far sì che l’Europa non sia nonna ma sia madre. L’altro giorno, mentre sfogliavo un giornale, ho letto una parola che mi è piaciuta, la “rifondazione” dell’Europa e ho pensato ai grandi padri. Oggi dove c’è un Schumann, un Adenauer, questi grandi che nel dopoguerra hanno fondato l’Unione Europea? Mi piace questa idea della rifondazione, magari si potesse fare, perché l’Europa ha una storia, una cultura che non si può sprecare e dobbiamo fare di tutto perché la Ue abbia la forza e anche l’ispirazione di andare avanti».

Lei ha parlato molto delle famiglie nell’anno santo della misericordia, ma come essere misericordiosi con i divorziati risposati? Si ha l’impressione che sia più facile perdonare un assassino che un divorziato che si risposa…

«Sulla famiglia hanno parlato due sinodi e il Papa ha parlato tutto l’anno nelle catechesi del mercoledì. La sua domanda è vera, mi piace. Nel documento post-sinodale che uscirà forse prima di Pasqua si riprende tutto quello che il sinodo ha detto: in uno dei capitoli ha parlato dei conflitti, delle famiglie ferite. La pastorale delle famiglie ferite è una delle preoccupazioni, come pure una preoccupazione è la preparazione al matrimonio. Per diventare prete ci vogliono otto anni, e poi se non ce la fai, chiedi la dispensa. Invece per un sacramento che dura tutta la vita, solo quattro incontri. La preparazione al matrimonio è molto importante. La Chiesa, almeno nella pastorale comune in Sudamerica, non ha valutato tanto questo. Alcuni anni fa nella mia patria c’era l’abitudine a sposarsi di fretta quando c’era un bambino in arrivo e così coprire socialmente l’onore della famiglia. Lì non erano liberi e tante volte questi matrimoni sono nulli. Come vescovo ho proibito ai sacerdoti di fare questo: che venga il bambino, che i due continuino da fidanzati e quando si sentono di impegnarsi per tutta la vita, che si sposino. Poi ricordiamo che le vittime dei problemi della famiglia sono i figli: ma sono anche vittime che i genitori non vogliono, quando papà o mamma non hanno tempo di stare con i loro figli. Quando io confesso uno sposo o una sposa, domando “quanti figli ha”? Si spaventano un po’, forse perché pensano che i figli dovrebbero essere di più, e allora io domando: lei gioca con i suoi figli? Tante volte dicono: non ho mai tempo! Interessante che nell’incontro con le famiglie a Tuxtla Gutierrez, ci fosse una coppia di risposati in seconda unione, bene integrati nella pastorale della Chiesa. La parola chiave che usò il Sinodo, e io riprenderò nell’esortazione, è “integrare” nella vita delle Chiesa le famiglie ferite. E non dimenticare i bambini, sono le prime vittime».

Significa che i divorziati risposati potranno fare la comunione?

«Integrare non significa dare la comunione. Io conosco cattolici risposati che vanno in chiesa due volte l’anno e vogliono fare la comunione, come se fosse un’onorificenza. Lavoro di integrazione, tutte le porte sono aperte, ma non si può dire che possono fare la comunione, perché questo sarebbe una ferita per i matrimoni e non farà fare loro quel cammino di integrazione. Questa coppia di divorziati risposati era felice. Hanno usato un’espressione molto bella: noi non ci comunichiamo con l’eucaristia, ma sì, siamo in comunione quando visitiamo gli ospedali e condividiamo cose. La loro integrazione è questa. Se poi ci sarà qualcosa di più lo dirà il Signore. È una strada, un cammino».

Numerosi media hanno evocato e fatto clamore sull’intensa corrispondenza fra Giovanni Paolo II e la filosofa Anna Teresa Tymieniecka. Un Papa può avere un’intensa corrispondenza con una donna? E lei ne ha?

«Questo rapporto di amicizia tra san Giovanni Paolo II e Teresa Tymieniecka lo conoscevo. Un uomo che non sa avere un buon rapporto di amicizia con una donna – non parlo dei misogini che sono malati – è un uomo a cui manca qualcosa, e io per mia esperienza, quando chiedo consiglio a un collaboratore amico, anche mi interessa sentire il parere di una donna: loro ti danno tanta ricchezza, guardano le cose in un altro modo. A me piace dire che la donna è quella che costruisce la vita nel grembi e ha questo carisma di darti cose per costruire. Un’amicizia con una donna non è peccato. Un rapporto amoroso con una donna che non sia tua moglie è peccato! Il Papa è un uomo, e ha bisogno anche del pensiero delle donne. Anche il Papa ha un cuore che può avere un’amicizia santa e sana con una donna. Ci sono stati santi come Francesco e Chiara… Non spaventarsi! Però le donne ancora non sono ben considerate nella Chiesa, non abbiamo ancora capito il bene che possono fare alla vita di un prete, alla vita della Chiesa, con un consiglio, un aiuto, una sana amicizia».

Torno sull’argomento della legge sulle unioni civili che sta per essere votata al Parlamento italiano. C’è un documento della Congregazione per la dottrina della fede del 2003 dove si afferma che i parlamentari cattolici non devono votare queste leggi. Qual è il comportamento per un parlamentare cattolico in questi casi?

«Non ricordo bene quel documento, ma un parlamentare cattolico deve votare secondo la propria coscienza ben formata, questo direi, soltanto questo, è sufficiente, e parlo di coscienza ben formata, cioè non quello che mi sembra o che mi pare. Ricordo quando fu votato il matrimonio fra persone dello stesso sesso a Buenos Aires, io stavo lì, i voti erano pari allora un parlamentare ha consigliato all’altro: “Tu ci vedi chiaro?”. “No”. “Neanch’io, pero così perdiamo. Se non andiamo a votare non si raggiunge il quorum, ma se raggiungiamo il quorum diamo il voto a Kirchner. Preferisco darlo a Kirchner e non a Bergoglio, e andiamo!”. Questa non è una coscienza ben formata».

Dopo l’incontro con il Patriarca di Mosca il Cairo, c’è un altro disgelo all’orizzonte, ci sarà l’udienza con l’imam di Al Azhar?

«La scorsa settimana monsignor Ayuso, segretario del cardinale Tauran, è andato a incontrare il vice dell’imam. Io voglio incontralo, so che a lui piacerebbe, stiamo cercando il punto, sempre tramite il cardinale Tauran».

Dopo questo viaggio messicano, che viaggi farà, quali viaggi sogna?

«Rispondo: la Cina, andare là, mi piacerebbe tanto! Vorrei anche dire una cosa giusta sul popolo messicano: è un popolo che rappresenta una ricchezza tanto grande, un popolo che sorprende, ha una cultura millenaria. Voi sapete che oggi in Messico si parlano 65 lingue, è un popolo di una grande fede ma che anche ha sofferto persecuzioni religiose, ci sono martiri, adesso ne canonizzerò due. Un popolo non lo si può spiegare, non è una categoria logica, è una categoria mitica, non si può spiegare questa ricchezza, questa gioia, questa capacità di far festa nonostante le tragedie che vive. Questa unità, un popolo che è riuscito a non fallire, a non finire, con tante cose che accadono: a Ciudad Juarez c’era un patto per il cessate il fuoco, dodici ore per la mia visita, poi riprenderanno. Questo popolo solo si spiega con Guadalupe e io vi invito a studiare seriamente il fatto Guadalupe, la Madonna è lì, io non trovo altra spiegazione».

Che cosa ha chiesto alla Madonna di Guadalupe? Lei sogna in lingua italiana o in spagnolo?

«Sogno in esperanto! Alcune volte sì, ricordo un sogno in altra lingua, ma sognare in lingue no, sogno piuttosto immagini. Ho chiesto alla Guadalupana per prima cosa la pace, quella poverina deve aver finito con la testa così… Ho chiesto perdono, ho chiesto che la Chiesa cresca sana, ho pregato per il popolo messicano. Ho chiesto tanto che i preti siano veri preti, e le suore vere suore, i vescovi veri vescovi. Ma le cose che un figlio dice alla mamma sono un segreto».

Qui la conferenza stampa integrale del Papa sul volo di ritorno dal Messico

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